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Lifestyle

1930 – Il Bar più inaccessibile di tutta Milano

Avete la stoffa per essere ammessi nell'inner circle?

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Tutti sappiamo come funziona la nightlife milanese. La logica è classica e basilare: meno persone sono in grado di entrare, più il locale è cool. Non si è felici, una volta dentro, se qualcuno non è rimasto fuori. Questa logica non è priva di falle, però. Quanti scavalcano la fila o eludono la severissima door selection solo facendo il nome di una qualche eminenza, di un “amico” o di una lista? L’esclusività è una finzione che alimenta il commercio. Non servono veri requisiti: servono conoscenze, prenotazioni costose o (mal che vada) una banconota posata nella tasca giusta.

Una volta dentro l’illusione a malapena resiste: il locale non è più speciale di altri, è comunque affollato ai limiti dell’ingorgo e chi è in pista insieme agli altri mortali rimane comunque escluso dagli dei che brindano al sicuro nei loro privé. Sono scatole cinesi, apri una porta e ce n’è una seconda, la vera festa è sempre altrove e il vostro lato della barriera è sempre quello sbagliato.

1930 Speakeasy - Mixology

Fa un po’ arrabbiare, è vero, e suona frustrante. Ma potrebbe essere una consolazione scoprire che anche i più elevati numi dei privé, i più sommi potentati e onorevoli delle liste all’ingresso e i più glorificati e imperiosi PR diventano plebei come voi di fronte al bar più inaccessibile di tutti: il 1930.

Il 1930 è lo speakeasy della famiglia del Mag Cafè e no, non è un’iniziativa commerciale, né un segreto per finta, il bar è veramente segreto. Uno dei meglio custoditi della città. A differenza di quei locali fatti per compiacere una vuota élite pagante, il 1930 è davvero esclusivo. Non ci sono sotterfugi che tengano, non ci sono conoscenze speciali, non ci sono banconote da far scivolare in nessuna tasca. Siete invitati o non lo siete. Siete dentro o siete fuori. È semplice.

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Probabilmente il nome di questo posto lo conoscete già, diamine, è una leggenda a Milano. Quello che non sapete è la sua location ma, anche conoscendola, come fate a entrare senza tessera e parola d’ordine? Dietro l’apparenza di un piccolo bar orientale si celano meraviglie, meraviglie precluse a chi non è eletto.

Ma come si fa a entrare? La risposta è più semplice e, allo stesso tempo, più complicata di quanto non si creda. Avete presente quei film giapponesi dove un allievo, per dimostrarsi degno dell’imbattibile sensei, deve aspettare per giorni e giorni sotto la pioggia, il vento e il gelo fuori dalla palestra? Oppure, se conoscete Fight Club, il metodo di recruitment di Tyler Durden? Voi più o meno dovrete fare lo stesso. Solo che al posto di vento e gelo dovrete diventare avventori di Mag Café o del Barba finché il Gran Maestro in persona o uno dei suoi apostoli non vi giudicherà degni, verrà da voi e vi estenderà l’invito.

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A tutta prima, entrerete esitanti nel minuscolo locale, chiedendovi se avete davvero indovinato o siete finiti nel bar orientale più piccolo, vagamente inquietante e pieno di spezie e cianfrusaglie di tutta Milano. Ma è tutta una facciata, un velo di Maya che verrà stracciato non appena esibirete il vostro segno di riconoscimento. A quel punto una porta verrà aperta e un cameriere inamidato apparirà di fronte a voi come il barista fantasma di Shining e vi inviterà dentro.

Non ci sono parole adatte a prepararvi a ciò che potreste trovare dentro (e usiamo il condizionale perché non è detto che entriate) ma sappiate che, una volta superata la doppia porta, vi troverete in una nuova dimensione, un paese delle meraviglie o, se siete pratici di Netflix, in un Sottosopra con l’unica differenza che, al posto dei mostri, troverete dei cocktail che fino ad ora non avete osato nemmeno sognare.

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Elencarveli, citarveli, provare a spiegarveli è semplicemente inutile. Bisogna essere lì, seduti nella lounge o, ancora meglio, nell’area sotterranea, sprofondati nelle poltrone di velluto e con l’orecchio teso alle note del pianoforte (sì, c’è un pianista che suona dal vivo) per comprendere pienamente cosa significa essere un cliente del 1930. In effetti, più che un bar, il 1930 è una religione misterica.

Ogni religione che si rispetti ha il suo vangelo e il Gran Maestro, Genius Loci, Eminenza non-poi-così-Grigia o Megadirettore Galattico che dir si voglia, ve lo fa leggere durante l’ordinazione. Il menù, infatti, è un libricino che, oltre ai drink e al cibo da ordinare, contiene una storia, un feuilleton urbano ambientato proprio nel bar che, volendo, potrete comprare e leggervi a casa. Solo i veri e più ardenti devoti lo collezionano. Siamo già arrivati al decimo episodio della storia e vi consigliamo di non sprecare altro tempo.

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In conclusione, potete anche essere stati ovunque a Milano, bettole e regge, ma potrete davvero vantarvi di aver visto tutto se non avete visto questo posto?  Molte porte sono facili da spalancare ma avete la stoffa per essere ammessi nell’inner circle? Questo non sta a noi dirlo, né a voi, ma solo al Gran Maestro e alla imperscrutabile sua volontà a cui tutti noi viveur milanesi non possiamo che rimetterci, porgere il collo e protendere entrambe le mani.