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Viaggi

La magia dei luoghi più belli d’Italia

Storie autentiche, tramandate di padre in figlio, chicche, cenni storici e curiosità dal libro "Forse non tutti sanno che in Italia"

Firenze, Roma, Capri, Portofino, l’Isola D’Elba. L’aria di ponti tira ormai da un po’, ma ci avviciniamo alla canicola, quella vera, e la voglia di alzarsi la domenica mattina per partire per andare ovunque è più che incipiente. Ma dove sta il problema? Basta puntare la sveglia prima dell’aurora, fare il pieno di benzina o prenotare un Frecciarossa, e in due giorni vi sarà possibile attraversare tutto lo stivale per andare alla scoperta di qualche novità. Non c’è bisogno di villeggiare a Ischia o Porto Cervo, seppur meravigliose, per dire di aver fatto qualcosa di fico nel weekend; l’Italia… è sempre bella da scoprire!

Forse non tutti sanno che in Italia“, titolo del nuovo successo editoriale della giornalista esperta di viaggi Isa Grassano (Newton Compton Editori) è la storia vera di come la cultura, l’arte, l’enogastronomico spesso si mischino alla saggezza popolare. Storie autentiche, tramandate di padre in figlio, chicche, cenni storici e curiosità sono il contenuto prezioso di questo libro anti-cliché sulle bellezze del nostro Paese.

Ché non siamo solo pizza, mafia e mandolino, sia ben chiaro!

Il nuovo libro Forse non tutti sanno che in Italia… (Newton Compton) della giornalista Isa Grassano parla di un paese ricco di storia, cultura, arte, tradizioni, gastronomia e artigianato. E lo fa in un modo attento e lieve allo stesso tempo, ricercandone le curiosità, i particolari che non tutti conoscono. Così i lettori oggi, nel XXI secolo, ai tempi della rete, dei social e delle informazioni veloci, hanno la certezza che c’è ancora tanto da scoprire.

Un viaggio da Nord a Sud attraverso lo stivale, tra piccoli e grandi tesori nascosti. Perché accanto a ciò che è noto, visto, vissuto, ogni regione nasconde qualcosa di insolito, curioso, misterioso, al di fuori dei percorsi standard e dei luoghi convenzionali.

Villa GrockCosì vagando tra le pagine s’impara che esiste lo Spielberg dell’Irpinia a Montefusco (Avellino), che a Imperia c’è la dimora di Grock, il più grande clown della storia, che il Santo Graal, i cui poteri, stando alla leggenda, donerebbero vita eterna e conoscenza, è custodito ad Acerenza in Basilicata. O ancora che a Roncegno Terme, in Valsugana provincia di Trento, gli spaventapasseri non si trovano nei campi come consuetudine ma in un museo. E che Seborga, nell’entroterra ligure, tra Ospedaletti e Bordighera, è un “Principato Libero e Sovrano” e non fa parte della Repubblica (batte moneta propria, ha una sua bandiera, un suo stemma, un inno nazionale, un corpo di guardie).

Tante le curiosità. Pare che la statua del San Carlone ad Arona (Novara) abbia ispirato la Statua della Libertà a New York. Si racconta che lo scultore francese Frédéric Bartholdi, dopo aver visto da vicino il san Carlone – alto 23 metri su un piedistallo di 11 metri – ed essere rimasto impressionato dalle sue dimensioni – e dopo aver letto inoltre del colosso di Rodi, abbia deciso di riprodurlo. A Milano c’è ancora la vigna di Leonardo da Vinci. L’autore della Gioconda proveniva da una famiglia di vignaioli e il vino rientrava fra i suoi molteplici interessi, come dimostrano le liste della spesa e le molte frasi sparse rinvenute fra i suoi appunti.

La Vigna di Leonardo Da VinciA Cefalù, in Sicilia, c’è un ritratto di un uomo che ha lo stesso sorriso enigmatico della Gioconda, conservata al Louvre di Parigi. Un Ritratto d’ignoto – dipinto da Antonello da Messina tra il 1465 e il 1472, esposto nel Museo Mandralisca. E se dinanzi alla Gioconda si sfila rapidi per permettere a tutti – vista la grande affluenza di persone – di contemplare la Monna Lisa, qui ci si può prendere tutto il tempo necessario per sbizzarrirsi a interpretare questa espressione delle labbra, per fantasticare sulle somiglianze di questo bizzarro personaggio.

Spazio anche alla gastronomia: si scopre che il mallegato di San Miniato (Pi), a base di sangue di maiale, è un retaggio della norcineria medievale e che in Sicilia si possono assaggiare piatti ispirati ai ricettari di Apicio.

Non mancano alcune segnalazioni a ingresso gratuito. Senza dover pagare un biglietto d’entrata, si aggiunge un po’ più di valore. Ad esempio, partecipare a un tour guidato tra l’arte della metropolitana di Napoli.

Insomma una sorta di “Atlante nostrano” che traccia la mappa della bellezza italiana qua e là. Una minima parte, perché, come si legge nell’introduzione, “per vedere tutte le sue bellezze, ci vorrebbe un’altra vita… E “forse” non basterebbe”.

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