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Interviste

Movitra: Living Spectacles

Intervista ai protagonisti di una rivoluzione nel mondo degli occhiali

Donna: esemplare di sesso femminile che non esce mai di casa senza una borsa. Nella suddetta si trovano oggetti più o meno utili, tra cui immancabilmente un telefono, le chiavi, occhiali da vista/sole, portafoglio, sigarette (se fumatrice) e un’infinità di ammenicoli a discrezione. Uomo: esemplare di sesso maschile che non esce mai di casa senza portafoglio, telefono, occhiali da sole/vista, chiavi e sigarette, se fumatore.

Donna o uomo che siate immaginate di non dovervi più preoccupare dell’accessorio in genere più costoso e più a rischio del vostro guardaroba: gli occhiali. Mi spiego meglio. Nella borsa di una donna miope – come la sottoscritta – la lotta quotidiana è cercare di preservare le uniche due cose fragili – e indispensabili – che trasporta (telefono e occhiali), dalle insidie del resto del contenuto, tutto solitamente appuntito: chiavi, limette, pinze per capelli e chi più ne ha più ne metta. Il risultato è quasi sempre fallimentare per due motivi: è impossibile evitare l’inevitabile e si finisce per cedere all’unica verità, ha vinto lei. La casa mobile che trasportiamo sconfiggerà sempre la buona volontà impedendoci di inserirvi alcunché di delicato. Così finiamo a girare con 2kg di borsa, il cellulare in mano (ovviamente già graffiato) e gli occhiali in testa, quando non indossati, allargando inevitabilmente le stanghette e rischiando di lasciarli al primo bar dopo un caffè con un’amica.

E’ per questo che la storia che sto per raccontarvi mi ha particolarmente toccata, perché parla di una soluzione. Il titolo è Movitra: Living Spectacles e i protagonisti sono loro, gli occhiali, ma come non li avete mai visti. Per la prima volta in assoluto una novità: un sistema di rotazione brevettato che consente la protezione integrale delle lenti. Li prendi, capovolgi una lente di 180 gradi, chiudi le stanghette e il gioco è fatto. Comunque tu li metta non c’è modo che le lenti vengano a contatto direttamente con l’esterno, grazie alla protezione delle stanghette. Se a tutto questo aggiungete l’eccellenza del settore nella scelta della qualità con Lenti Carl Zeiss Vision, materiali per la montatura e per la meccanica Made in Italy e il primo brevetto mondiale a protezione dell’idea, il risultato è assicurato. O quasi. A dare il colpo di grazia ai concorrenti è il contenuto fashion, già notato da Vogue, dispiegato in tre forme diverse e in una combinazione di colori tra montatura e lenti che vi daranno filo da torcere nella scelta. Il prezzo invece non vi stupirà, perché assolutamente in linea con il prodotto offerto.

Incontriamo nel loro bellissimo showroom due dei fondatori: Filippo Pagliacci, President & Ceo, e Giuseppe Pizzuto, brand manager. Davvero non vediamo l’ora di fargli qualche domanda.

Ciao ragazzi, prima di tutto vi ringraziamo moltissimo per aver accettato di effettuare questa intervista e vi facciamo i complimenti per il vostro progetto. Siamo entusiasti di potervi fare qualche domanda personale e di conoscere il vostro punto di vista sulla nostra amata città.

Ci raccontate come avete avuto questa bellissima idea? Da cosa è nato il tutto? Perché gli occhiali?

L’intuizione è arrivata al mare, guardando un’amica a cui, nel prendere il figlio in braccio, sono caduti gli occhiali e le lenti si sono scheggiate. Da lì l’idea di trovare un modo che fosse pratico, senza troppi passaggi, di proteggere le lenti. Così, poco tempo dopo abbiamo depositato il primo brevetto, creato il marchio e la società. Man mano che lavoravamo al progetto poi, ci venivano in mente altri modi per poter ottenere lo stesso risultato, così sono arrivati anche gli altri brevetti. Gli occhiali semplicemente perché l’idea è nata da un occhiale. Se fosse nata da una macchina probabilmente saremmo già dentro quel settore! Il coraggio di certo non ci manca. Nessuno di noi aveva la benché minima idea di come funzionasse il mondo dell’occhialeria. Eppure ci siamo buttati a capofitto forti di un’idea vincente e del crescente consenso riscontrato ogni giorno che andavamo avanti. Con chiunque ci siamo confrontati, che fosse del settore o meno, abbiamo trovato un grande entusiasmo nei confronti della nostra idea. E questo è stato un grande stimolo per la crescita dell’azienda.

Il nome Movitra da cosa deriva?

Il nome nasce dal latino. “Movere” e “Vitra”. Movimento delle lenti. Volevamo che già nel nome ci fosse il concetto del movimento e della trasformazione. Il nostro è un occhiale vivo, in movimento, che si trasforma. In più è interamente Made in Italy. Quindi non potevamo certo dargli un nome inglese. Siamo italiani, fieri di esserlo. Andare a scavare nelle origini della nostra lingua e dell’idea che ne è alla base ci è sembrata la cosa più naturale.

 In un panorama di concorrenza serrata siete i primi ad aver “scardinato le regole”. Come si fa a pensare “Out of the box”?

Probabilmente il modo più semplice per pensare “fuori dagli schemi” è proprio esserne fuori. Quindi il modo più facile per pensare “out of the box” è essere degli “outsider”. Nessuno di noi viene dal mondo dell’occhialeria. Veniamo tutti da realtà molto diverse. Io (Giuseppe) vengo dal mondo della comunicazione. Ho lavorato come art director per diversi anni in agenzie pubblicitarie italiane quali tra le altre D’Adda, Lorenzini, Vigorelli BBDO, Leo Burnett e Tribe Communication. Io invece (Filippo) ho un trascorso come consulenza legale, poi altre due società, una nell’industria della plastica e l’altra che produce scarpe da uomo di alta qualità. Gli altri soci vengono da altre realtà del tutto diverse tra loro e del tutto eterogenee. Questo è un grande punto di forza per noi.

Quali sono i fattori critici di successo del vostro brand?

Senza dubbio l’unicità dell’innovazione legata ai brevetti. L’altissima qualità dei materiali migliori del mercato. Il Made in Italy.

La persona alla quale più di tutte vorreste vedere indossati i vostri occhiali? In quale occasione?

Questa è una delle domande più difficili a cui rispondere. È come chiedere a un padre come vorrebbe che fosse il compagno o la compagna ideale per la propria figlia o il proprio figlio! Un brand creato dal nulla è come una creatura. E immaginare una persona, un personaggio che contribuisca a crearne un’identità e che cresca insieme a lui è difficile. Crediamo che sarà una cosa naturale, ma ancora è presto. Abbiamo diverse idee a riguardo, ma ancora dobbiamo fare un gran lavoro per creare un’identità propria prima di accostarlo a qualcuno in particolare che ne abbia già una troppo forte e imponente. I rischi sono molti.

Quando vi riterrete soddisfatti relativamente a questo progetto? Quali sono i prossimi passi?

Lo siamo già. Ogni giorno di più. Con chiunque ci siamo confrontati, che fosse del settore o meno, abbiamo trovato un grande entusiasmo nei confronti della nostra idea. E questo è stato un grande stimolo per noi. Probabilmente ci riterremo abbastanza soddisfatti quando non ne trarremo più soddisfazioni. Speriamo non accada mai. I progetti di sviluppo sono davvero tantissimi. Basta pensare che siamo solo alla prima collezione, che sfrutta soltanto gli insegnamenti del primo brevetto. Di collezioni ne vogliamo fare tantissime e di brevetti già depositati nel cassetto ne abbiamo altri, uno più bello dell’altro. Ma una cosa alla volta.

Come pensate di promuovere ulteriormente la conoscenza del brand?

Il primo mezzo sono sicuramente il web e i social media. Semplicemente perché sono gli strumenti più accessibili a una start up per farsi conoscere. E questa è una delle grandi fortune di chi fa business alla nostra età. Certamente andando avanti e accrescendo le possibilità amplieremo lo spettro alla carta stampata, che riteniamo sia sempre strategica e attuale, e senza ombra di dubbio al product placement. Il nostro è un occhiale vivo, in movimento e il suo ambiente naturale, al contrario degli altri, non è né l’indossato, né lo still life, ma il video. Quindi puntiamo alla TV e al cinema. Poi coglieremo tutte le opportunità che speriamo ci si presenteranno, che riterremo più corrette, alla nostra portata e in linea con la nostra idea del brand.

Se doveste scegliere il vostro posto preferito per le seguenti occasioni:

Brunch. Giuseppe: Luca e Andrea, California Bakery. Filippo: Biancolatte

Pranzo. Giuseppe: Panino Giusto. Filippo: Ristorante da Giordano Il Bolognese.

Aperitivo. Giuseppe: Deus Cafè, Pinch e N’Ombra de Vin. Filippo: Leonardo Tommasi, Bulgari Hotel.

Shopping. Giuseppe: Dipende certamente da cosa cerchi, dallo stile e dal portafoglio. Via Della Spiga, Sant’Andrea, Montenapoleone se non sai dove metterli e il tuo stile è quello. In alternativa cammini sui Navigli, Corso di Porta Ticinese, via Torino fino a Vittorio Emanuele. Se invece vivi a Milano e conosci un po’ di gente che lavora nella moda, aspetti e ti fai invitare alle private sales! Filippo: Antonia, Excelsior per trovare un po’ di tutto, di ricerca. Poi dipende sempre dal portafoglio e dallo stile che si cerca. A me piace anche andare alla ricerca di negozi vintage.

Cena. Giuseppe: El Porteño o El Gaucho se si ha voglia di Carne. Temakinho o Nami se vuoi del sushi. Al Garghet se vuoi una bella cotoletta o un risotto alla milanese. Filippo: Se vuoi carne El Porteño, se vuoi sushi Qor oppure Iyo. Se ti piace la cucina emiliana come a me, il ristorante da Giordano il bolognese. Se vuoi trovare sempre qualcuno del jet-set Briciola e Mimmo.

Serata: Giuseppe: Un tempo Exploit dall’aperitivo al dopo cena, poi Punks wears Prada, Club Haus 80’s, Magazzini Generali o uno dei vari Secret Party e poi Plastic (quello vecchio però!). Oggi divano, film e un ottimo bicchiere di vino. Ho già dato abbondantemente, non ho più il fisico! Filippo: A casa di amici!

Se un vostro amico straniero che non è mai stato a Milano arriva in città, dov’è che assolutamente non può non andare?

Giuseppe: A fare una passeggiata lungo il Naviglio grande in una giornata di primavera durante il mercato dei fiori o dell’antiquariato. Oppure in una sera d’inverno avvolto dalla nebbia. Fermandosi a mangiare e a bere in uno dei tanti bar, curiosando nei negozietti e nelle librerie, sbirciando nei cortili delle case di ringhiera. Se poi ha un giorno in più può fare un saluto alla Madonnina, un giro a Brera e a vedere un’opera alla La Scala. Poi per me può ripartire soddisfatto! Filippo: Non può non andare a vedere il Duomo, Santa Maria delle Grazie, il Cenacolo. Una passeggiata sui Navigli e nel quadrilatero della moda per vedere un po’ di tutto.

Una chicca per i nostri lettori: Il vostro angolo nascosto preferito? Potete svelarcene uno?

Giuseppe: La chiesa di San Cristoforo sul Naviglio. Non sono ne un fanatico religioso, ne un gran cattolico praticante. Semplicemente adoro il suo connubio di maestosità, umiltà e quiete. Trovo sia un posto magico, dove ogni tanto mi rifugio e trovo pace. Filippo: ci sono tanti posti ed angoli speciali a Milano. Basta alzare gli occhi anche quando si passeggia e guardarsi intorno e si noteranno scorci veramente stupendi. Noi milanesi lo facciamo troppo poco spesso.

Grazie ancora e in bocca al lupo per tutti i vostri progetti! Complimenti vivissimi dalla redazione Flawless Milano.

Flawless Milano è un progetto nato dal sogno di un gruppo di ragazzi, amici e compagni di università, oggi professionisti nei settori della moda, del lusso, della grande distribuzione e della finanza.

Bombardati quotidianamente da informazioni di ogni tipo trasmesse da un numero sempre maggiore di strumenti di comunicazione, a volte cerchiamo solo la semplificazione. Una guida.

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