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Hidden City

Le Sirene di Parco Sempione

Anziché rapire i marinai proteggono gli innamorati

C’era una volta una città attraversata da un corso d’acqua che un genio deviò sapientemente allo scopo di farne proliferare il commercio e lo sviluppo. In questa città dimoravano anche delle sirene, che con la loro benaugurale presenza allietavano i giovani della città. C’era una volta questa città, ma le sirene ci sono ancora. Hanno solo traslocato.

E già, avete letto bene. Come fare a trovarle? La mappa dei sogni è semplice: arrivate alla Triennale, passate attraverso I Bagni Misteriosi e addentratevi dentro Parco Sempione. Lungo il sentiero, dopo alcuni passi o poco più, troverete di fronte a voi uno specchio d’acqua, abitato da anatre, germani e qualche pesce rosso visibile a pelo d’acqua. Il laghetto è incorniciato dai cipressi della Virginia, che in autunno si tingono di ogni sfumatura di rosso trasformandosi in maestose colonne di fuoco.

Proprio qui, tra una fronda e l’altra potrete scorgere i volti di quattro audaci fanciulle, con la coda da sirena, chiamate Sorelle Ghisini. Devono il loro nome alla materia prima con cui furono realizzate, la ghisa, e vengono confidenzialmente chiamate anche “i sorei del pont di ciapp” (sorelle del ponte delle chiappe). Consuetudine vuole che, per il pudore di non nominare i loro prosperosi attributi, si faccia riferimento alla assai meno provocante, in quanto coperta da coda di pesce, parte inferiore del corpo delle pur maliarde sirene.

Che poi proprio sirene non sono in quanto raffigurate con una doppia coda, simbolo di fertilità che rimanda alle leggende di Melusina, caratterizzata appunto da una coda doppia. Le Melusine sono fate acquatiche destinate a sposare un cavaliere a patto di non essere viste da lui nella loro vera forma, cioè con la coda di pesce o di serpente. Melusina, personificazione di queste ninfe, è una donna-pesce e un mostro soprannaturale, ma anche uno splendido essere femminile che consola, guida alla giusta scelta e fa innamorare. Sa essere crudele, apparire e scomparire, ma è anche una dea dell’abbondanza che fa sorgere palazzi e colma i campi di frumento. Non a caso le coppie di innamorati milanesi si baciavano sul ponte toccando il didietro delle statue nella speranza di propiziarsi fecondità e prosperità.

Ma la storia di questo ponte e delle sue custodi non inizia qui, a Parco Sempione. Quando il Naviglio attraversava la città, dove ora passa la circonvallazione interna, fu progettato un ponte che potesse congiungere la contrada San Damiano al centro della città, all’altezza di via Pietro Mascagni. Fu disegnato dall’architetto Francesco Tettamanti che per abbellire l’opera fece realizzare quattro statue all’estremità delle spallette, raffiguranti le sirene che stringono tra le mani un remo.

Il ponte detiene un primato: fu il primo ponte metallico d’Italia. Venne inaugurato il il 23 giugno 1842 al cospetto del Viceré del Regno Lombrado-Veneto e dell’Arciduca d’Austria Ranieri. Le dame benpensanti, quando attraversavano il ponte abbassavano lo sguardo, mentre tra i giovani era diventato un rito ben augurante arrampicarsi e toccare i seni prosperosi delle sirenette.

Agli inizi del 1900 crebbe nell’opinione pubblica l’idea che i navigli costituissero un pericolo nelle notti di nebbia e una forte attrattiva per gli aspiranti suicidi. Poi vennero le automobili e i Navigli entrarono in abbandono e diventarono un ostacolo al traffico; le loro acque furono utilizzate dalle industrie che li inquinarono. La fossa interna entrò in crisi perché antigienica. Si iniziò quindi l’opera di copertura dei corsi d’acqua che si concluse nel 1930 e il ponte fu costretto a “traslocare” al Parco Sempione. Smontato pezzo per pezzo venne ricostruito nel luogo dove lo troviamo ora.

E dove tutt’ora, come nelle favole, gli innamorati si recano per ricevere la protezione delle Sorelle.

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