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Tano passami l’olio

Un’esperienza unica in un locale retrò dove tutto è curato fino al minimo particolare

La mia storia con Tano passami l’olio è fatta di lunghe occhiate (del sito internet), sospiri a furia di “come mi piacerebbe andare” e mancate prenotazioni dovute alla costante fretta che perseguita la mia vita… aggiungeteci che non è mai aperto a pranzo ed ecco i motivi che mi hanno costretto a rimandare così a lungo.

Ma stasera sono qui. Io e il mio compagno di vita, da Tano, una stella Michelin. In realtà non sapevo se avrei avuto la fortuna di incontrarlo o meno, ci speravo solo viste le molte occasioni in cui ho letto e sentito parlare di lui. Il locale è a dir poco particolare: direi anni80/’90, completamente retrò, con grandi quadri storici appesi alle pareti come la Gioconda, per citarne solo uno, ma con delle piccole modifiche… hanno tutti in mano una bottiglia di olio con sopra scritto TANO! Il grande chef comunica sé stesso in modo scanzonato. Su ogni tavolo perline di vetro colorate e trasparenti, impossibile non giocarci, impossibile non iniziare già a rilassarsi!

Tano Passami l'Olio

Si incomincia con un assaggio di pane e olio di diversi tipi (rigorosamente extra vergine di oliva), per capire quale, tra quelli proposti, si accompagna meglio al proprio palato e alle pietanze nel piatto. E poi… una serata davvero impeccabile. Il menù degustazione ottimo, materie prime ricercate e gustose e poi lui, a fare la differenza con la sua presenza, dapprima in punta di piedi e poi sempre più scenica e partecipativa: mi raddrizzava il piatto sul tavolo e mi diceva dove peccava la mise en place della mia portata (secondo lui ovviamente, visto che per me la dadolata di verdure crude, gamberi e tartare era perfetta quando lui la vedeva non esattamente concentrica!).

Ci ha svelato dettagli di prove infinite (quel tiramisù di seppia cruda, con besciamella e verdure, mica nasce così all’improvviso! E i paccheri ripieni di formaggio di alpeggio con velluta di basilico e pomodoro candito?), stupefacente scoprire che quel filetto di vitello su letto di formaggio e tartufo è stato cotto per 36 ore a 65 gradi (aveva provato a 66 gradi ma il colore era diventato troppo grigio, così invece era rosato e perfetto).

Tano Passami l'Olio

La cura dei dettagli e la presentazione sono fondamentali per far gustare le sue creazioni con gli occhi, prima che con il palato. Una cura che si evince nel risultato finale, raggiunto con l’amore che ci pone. Il dolce? Cioccolato nero/bianco e lampone in tutte le consistenze possibili: uno spettacolo. Tano (vero nome Gaetano) che parla in milanese e che mi fa il baciamano dicendo che sono la sosia di Irene Grandi non lo dimenticherò facilmente! Sooo flawless!

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