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Interviste

Donne in cioccolateria: la storia di Zàini a Milano

Una storia lunga, costellata di grandi donne

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Zàini è un’impresa industriale con una lunga storia familiare alle spalle. Una vicenda simile a quella di molte altre grandi imprese italiane che, grazie all’impegno di intere generazioni attraverso i più imprevedibili risvolti della storia, sono riuscite a far prosperare e crescere il proprio nome fino a diventare delle vere household nel mondo delle attività commerciali storiche.

Una lunga storia quella di Zàini, si diceva, e, soprattutto, una storia costellata di donne. Figure femminili che grazie alla loro forza e intraprendenza, stabilendo duraturi rapporti di fiducia reciproca tanto con il personale che con i clienti, hanno fatto del proprio lavoro un monumento che dimostra dove si possa arrivare quando a una grande umanità si unisce una volontà di ferro.

Già al momento del suo atto di nascita, più di cento anni fa, nel lontano 1913, la fortunata impresa di Luigi Zàini vantava un organico composto quasi per la sua metà di donne. Ben ventotto, contro i trentadue uomini. I compiti di cui le dipendenti erano incaricate erano i più delicati: erano infatti le incartatrici, ossia le responsabili di quello che oggi chiamiamo packaging, mentre altre operaie erano fondamentali nel reparto delle gomme e delle confetture.

Questo settore dell’industria, quello cioè che si occupava del packaging, era fondamentale. Le confezioni erano il viso con cui i cioccolati e le caramelle firmate Zàini si presentavano al mondo. E le lavoratrici ne erano responsabili, occupandosi di innalzare ancora di più gli elevati standard qualitativi dell’azienda che divenne riconoscibile per la cura con cui ogni prodotto veniva confezionato e pubblicizzato, anche grazie all’intervento dei più famosi grafici dell’epoca.

Ma la storia dell’azienda è ancora lunga e c’è la figura di una donna, una delle prime imprenditrici italiane, che è destinata a entrare nella sua storia: Olga Torri. Luigi Zaini la sposò in seconde nozze a metà degli anni ‘20. Era una donna gentile ed elegantissima ma nascondeva, dietro il sorriso cordiale e il fascino da dama d’altri tempi, una volontà d’acciaio che la spinse ad assumere il comando dell’azienda quando suo marito venne a mancare nel 1938. Per tutti gli anni ‘40 le confezioni di dolci, caramelle e cioccolatini divennero sempre più raffinate, assumendo delicate fantasie in stile liberty.

Olga Zaini condusse l’azienda fondata dal marito per quasi vent’anni: un’azienda che nel tempo era cresciuta e aveva prosperato, entrando nella vita quotidiana di molte migliaia di persone in tutta la nazione. La signora fece costruire un appartamento nel grande cortile della sua fabbrica, per riunire casa e bottega e facilitare la gestione di entrambe, e affidò i quattro figli all’indispensabile tata Emilia, che insieme alla cuoca, alla governante e ai quattro rampolli di casa Zàini, passava le sue giornate a sperimentare nuovi dolci nella cucina di casa.

Emilia fu il nome che Olga Zaini diede al già celebre blocco di cioccolato fondente, parte della fortuna di Zaini, che fino ad allora si era chiamato “Block”, un cioccolato straordinario realizzato in modo da poter essere fuso senza latte, così com’era e da impiegare nei dolci. Che la scelta di Olga Zaini, di ribattezzare il “Block” di fondente con il nome “Emilia” fosse stata dettata da un senso di gratitudine verso chi si era occupato dei suoi quattro bambini, è più che evidente. Con il boom economico degli anni ‘50, il blocco di cioccolato Emilia divenne una presenza fissa nelle dispense di milioni di cucine italiane.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli stabilimenti della fabbrica, completamente distrutti, videro nuova luce proprio grazie a Olga, che coinvolse nei lavori di ricostruzione tutte le maestranze della fabbrica, per garantire a tutti un salario stabile. Nel ‘55, rimessa in piedi l’azienda, Olga Zàini cedette il comando ai due figli, Pietro e Vittorio, che la traghettarono verso il ventunesimo secolo. Negli anni ‘90, i figli di Vittorio Zàini, Luigi e Antonella, assumono la direzione dell’impresa di famiglia fondando nel 2013, in onore del patriarca Luigi, la cioccolateria Zàini Milano, in via de’ Cristoforis, la stessa via dove 100 anni prima venne costruita la prima fabbrica.

Ancora oggi l’azienda Zàini  ha a cuore le donne, grazie al progetto “Le nuove donne del cacao” sostiene le coltivatrici di cacao della Costa d’Avorio, con la costruzione di una fabbrica artigianale di saponi dove sono stati modernizzati i processi casalinghi di produzione del sapone, che ha dato a queste donne la possibilità di rendersi più autonome economicamente e socialmente.

Abbiamo parlato con la dottoressa Antonella Zàini, donna della terza generazione Zaini, impegnata nel business di famiglia, per farle qualche domanda.

Quale è stato il ruolo delle donne nella vita della fabbrica di famiglia?

Le donne in Zaini, in fabbrica ma non solo, sono sempre state in maggioranza, sia per la necessità di avere personale con una buona manualità che per un fattore culturale, proprio dell’azienda, che ha sempre riconosciuto il merito e rispettato il lavoro dei suoi addetti a prescindere dal “genere”. Come in qualsiasi altra azienda, soprattutto nei decenni precedenti, le figure apicali non erano femminili, ma l’influenza di mia nonna si è sentita e si sente ancora adesso, basti pensare che la nostra Capo Reparto cioccolato è una donna così come due dei suoi tre capi turno.

Come ha influito la sensibilità femminile di Olga e delle sue collaboratrici sulla produzione e il confezionamento dei prodotti Zaini?

Mia nonna era certamente una persona di buon gusto e una certa eleganza aleggiava nei reparti, si può vedere dalle foto d’epoca, le operaie sono sempre in camice, ma ognuna ha il suo stile, più sobrio che lezioso però. Questa sensibilità per il bello si è riflessa anche nelle  grafiche, che in quei tempi erano dei capolavori, per le quali ci si rivolgeva a illustratori esterni.

La figura della tata di famiglia, Emilia, è sopravvissuta in uno dei vostri prodotti più iconici. Quali altre donne protagoniste della vita familiare in casa Zaini hanno lasciato il proprio segno negli anni?

Se parliamo di segno direi che lo ha lasciato solo la nonna, per il resto siamo una famiglia molto riservata!

E invece come vede la donna Zaini del futuro?

Nelle nostre fabbriche le donne si stanno facendo spazio anche nei reparti di maggiore responsabilità, mi piacerebbe che un giorno una donna fosse alla guida degli stabilimenti o alla direzione commerciale. Per il resto, sia mio fratello, alla guida dell’azienda, sia io… abbiamo avuto figli maschi!

 

Grazie mille dalla redazione di Flawless Milano!