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Osteria dell’Arco

Semplicità, tradizione e accoglienza nel cuore di Alba

Ci sono luoghi in cui dove vai, vai, cadi sempre bene. Le langhe in questo senso sono una certezza ma per essere sicuri di cadere in piedi e sempre al top, ecco il posto che non potrete mancare: l’Osteria dell’Arco nel centro di Alba. Se fosse a Milano e non a un’ora e mezza di strada, sarei sempre lì a fare il pieno di bontà (e comunque, ovunque voi viviate, venire a mangiare qui è necessario almeno una volta all’anno). Semplicemente irrinunciabile.

Presidio slow food certificato, manderà le vostre papille gustative in estasi… davvero non ha nulla in meno di un ristorante stellato! Il menù varia a seconda della stagione e della disponibilità dei fornitori quasi tutti a km zero. Iniziamo con ordine, anche se è difficile mantenere un ordine rigoroso alla bontà! Qui un antipasto diventa un secondo in un battito di ciglia e il menù degustazione è disponibile anche per singola persona (senza che debba ordinarlo l’intero tavolo). Semplicità, tradizione e accoglienza a completare l’esperienza.

Osteria dell'Arco - Alba

Tajarin 40 tuorli e tartufo bianco

I richiestissimi Tajarin 40 tuorli al burro d’Alpeggio con formaggio grattugiato (fresco e buono come quasi mai capita) sono semplicemente divini. Elementare fare un piatto così buono? Può essere… Ma assaggiatelo prima e replicatelo, poi potrete commentare. Raviolini del plin rigorosamente fatti in casa. La tartare di Fassona saporita, buona, pulita e accompagnata a una insalata russa che boh, “l’originale è davvero così buona?”. La cipolla dorata, cotta al sale rosso e gratinata al Raschera e tartufo nero… non ve la commento neppure, immaginatela.

Osteria dell'Arco - Alba

Tartare di Fassona e tartufo bianco

Il Vitello tonnato (ah era un antipasto), il prosciutto di maiale cotto da loro con focaccia e insalata russa, la guancia di vitello stracotta al vino rosso, la tagliata di Fassona o il coniglio arrosto valgono davvero la pena di scegliere il secondo anche se lo spazio nello stomaco è sempre di meno… un goccino di nebbiolo o barolo e il posto si trova.

Il dolce, si sa, non è obbligatorio, ma gli chef più sgamati sanno che è il loro messaggio di arrivederci con i clienti. Quindi non si può sbagliare, bisogna mantenere il livello delle portate. Ne ho visti passare di diversi, lo chef nota la mia curiosità (serve anche ai tavoli se c’è bisogno) e mi dice “questo è il mio tiramisù, non lo perda”. Non gli lascio il tempo di aggiungere altro che l’ho già ordinato al cameriere. Di fianco a me il mio commensale si lascia tentare dal cremino al gianduia, cioccolato e lamponi… una vera estasi. Io ve lo dico: obbligatorio andarci almeno una volta all’anno, prenotando in anticipo, ça va sans dire!

Photo credit: Joie de vivre by @g4gary

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